Cristina senza labbra

Testo di Samuele Corsi

Musica di Mauro Becattini

 

Cristina senza labbra,

portate via dal morso di una bestia feroce.

Piccola, sopportava il niente delle sue parole,

solo il ricordo specchiato della sua vita.

Solo il ricordo di un istante di rabbia e paura.

Un morso che aveva rubato a lei le labbra e la vita.

Poteva parlare, poteva amare,

ma senza labbra lei voleva solo morire.

 

Coś per anni rincorse la fine,

trovando sempre un nuovo inizio per vivere ancora.

Si vergognava della triste sorte sua,

coś coprendosi ogni giorno del volto suo.

Nessuno mai ormai da anni, aveva

visto in lei sorrisi e lacrime.

Poteva soltanto leggere

dagli occhi suoi il triste racconto della vita.

Poteva: ma nessuno, mai, sapeva leggere,

sapeva leggere.

 

La solitudine della vita la porṭ in alto,

sulla cima isolata del monte.

 

Da là, poteva guardare il mondo

e piangerlo della sua miseria;

da là, poteva parlare con Dio

 

Da là, poteva guardare il mondo

e piangerlo della sua miseria;

da là, poteva parlare con Dio

ed in lui raccontare il niente

della vita soltanto.

 

Arrivarono occhi che senza nome,

potevano essere solo occhi.

Solo gesti senza vita

ed una vita piena da raccontare.

Gli occhi loro, si lessero per la vita,

raccontandosi

dal principio a quel giorno l'insieme di parole,

senza virgole ne punti; una lunga infinita frase

arriṿ alla loro mente come un filo senza fine.

Tutto legato insieme, vita, vivere e morte loro:

Loro fermi; attorno il filo che li stava legando,

invisibile, eterno.

Il velo che la circondava, cadde a terra.

 

L'invisibile stretto filo si fece forza, purezza, eternità.

Caddero a terra.

Cristina, senza labbra, aveva parlato.

A brevi parole, disse:

“ Io muoio,

io muoio,

io muoio!”.