… stando così le cose, la tentazione di sederci,
mandare tutti al diavolo, e badare per quanto è possibile ai fatti
propri, è forte. Però mandare gli altri al diavolo è la strada giusta
per andare anche noi al diavolo. Ma cosa è possibile fare, quando con
questa globalizzazione non si è più liberi neppure di decidere cosa
mangiare, perché ce lo dice la televisione; dove andare a fare le
vacanze, perché ce lo dice il depliant dei viaggi; neppure che aria
respirare, perché lo decidono le compagnie del petrolio.
Seduto su uno sgabello, con attorno trecento
bambini e con davanti una cesta di croccanti, la soluzione mi sembra
semplice. Vi ricordate di Kamale, la bambina con in braccio la sorellina
a cui diedi l’unica caramella che mi era rimasta in tasca? Kamala non
calcolò la radice quadrata della caramella per dividerla con la
sorellina; ma una leccata a te ed una leccata a me, risolse il problema
e fece felice se stessa e la sorellina.
Lasciamo che i capi di stato, i magnati delle
industrie, i profeti di tutte le religioni globalizzino il mondo; tanto,
non possiamo fermarli, noi poveri untorelli; ed anche quelli che fanno
tremare il mondo, passano uno dopo l’altro, come i nuvoloni in cielo.
Ma anche noi possiamo cambiare il mondo. Non su
scala globale, perché noi non siamo né matti né profeti: ma il mondo
di un bambino. Un bambino che deve digiunare e non può andare a scuola
perché a trentamila chilometri di distanza una testa matta o un profeta
ha deciso che il campo su cui viveva la sua famiglia non deve essere
più coltivato a riso, ma deve essere buttato per aria per tirare fuori
l’uranio che ci sta sotto e far funzionare una centrale al polo sud.
Meglio ancora, cambiamo il mondo di due o tre
bambini. Tanto con quello che spendiamo per un pranzo al ristorante per
rovinarci il pancreas, possiamo mantenere uno di questi bambini per un
mese. Di questi bambini ne è pieno il mondo, ed a me basta una cesta di
croccanti per racimolarne alcune centinaia. E più il mondo diventa
globale e più questi bambini aumentano, anche se il loro numero è
contenuto con l’aborto, la fame, le malattie, la malavita.
Questa è l’adozione a distanza. Scegliere un
pezzettino di un mondo lontano, emarginato e scartato dai grandi disegni
dei grandi uomini, e da un piccolo rottame farne un piccolo capolavoro
con lo studio e la riconoscenza. Naturalmente non tutte le ciambelle
riescono col buco. Ma anche se non riusciamo al primo tentativo,
dobbiamo sempre continuare fin quando non solo ne esce una ciambella, ma
anche un panettone.
C’era il mio professore di filosofia che ci
diceva che per migliorare il mondo non è necessario raddrizzare l’asse
su cui la terra ruota da millenni. Basta coltivare un bel geranio sul
balcone e nessuno può negare che abbiamo reso il mondo più bello.
Questo è tanto più vero se da un bambino emarginato ne facciamo un
gioiello nel suo villaggio…
P. A. Colombo