|
Quali
sono i vantaggi dell’integrazione delle comunità italiane nel mondo?
"Vai via da li"
Era così che mia nonna
litigava con noi. Dopo essersi impazientita e dopo aver pulito le mani
nel grembiale, veniva con un pezzetto di pinza ancora caldo che freddava
passando da una mano a l'altra.
Lei è stata, senza dubbio, il mio primo legame con l'Italia. Le storie
in cui raccontava le difficoltà della sua famiglia quando è
arrivata in Brasile, le canzoni che ninnavano tutti noi (tante volte
abbiamo dormito al suono di Quel mazzolin di fiore o La violetta) e il
suo accento fortissimo, mi hanno mostrato presto cosa significa sentire
il vero sangue italiano nelle vene.
Nonna, quando sono passato davanti al carretto del venditore di verdure
lui mi ha detto: "Via dalla mia strada, taliano" - Perchè?
Non è buono essere italiano?
"
Vieni qua". Non badare, diceva, arrotolando la grossa crocchia fissata da
enormi forcine che apriva con i bianchi denti di porcellana della
dentiera che aveva tanto orgoglio di dire che era stata fatta per il suo
matrimonio. Dopo essersi seduta, ha spinto con i piedi le pantofole ed
ha cominciato a raccontare la storia che non ho dimenticato mai,
malgrado i miei dodici o tredici anni.
"Il nostro popolo, Beppim" (come lei mi chiamava)," è
sempre stato lavoratore, contento, religioso e responsabile, ma arrivò
un tempo in cui la difficoltà di sopravvivenza era tanta che la
migliore via d’uscita era lasciare la nostra terra e far l'America.
"Cosa, nonna?" - "Far l'America, bambin, vuole dire che
la nostra gente veniva a tentare la sorte in America. Avevano tanta
voglia di migliorare la vita delle loro famiglie, che si imbarcavano
sulle navi e soffrivano più di un mese fino ad arrivare al loro
destino". - Più di un mese, nonna?" - "si. Quando io e
tuo nonno cantiamo 'Merica, Merica', fai attenzione che c'è un verso
che dice: 'Trentasei giorni di macchina a vapore e in America noi siamo
arrivà'. Quando ho visto i suoi occhi umidi che lei asciugava
lentamente con il lungo grembiale, mi ricordo che mi prese un pò di
sconcerto. Perché questo tipo di emozione non faceva ancora parte del
mio mondo giovanile. "Quando siamo arrivati in Brasile avevo
soltanto 8 anni" diceva lei, " ma mi ricordo di tutto: Gli
abiti, l'odore, le valigie enormi, le file..."
"Io tenevo la mano di mia madre cosi stretta che sentivo dolore
nelle mie dita e vedevo che i miei due fratelli afferravano la giacca
del mio papà". La nostra famiglia è venuta in Brasile, ma tante
altre sono andate in paesi lontani da qui. Tante sono andate negli Stati
Uniti, altre in Canada, in Argentina, in Francia, in Germania, in
Svizzera e in tanti altri paesi dei quali non conosco nemmeno il nome.
Come stanno adesso gli italiani che si sono sparsi nel mondo? Dio lo sà",
diceva.
Il nostro popolo è molto forte e aiuterà questo paese a
crescere. Sono sicura di questo. Per questo, la prossima volta di’ al
venditore di verdure, al proprietario della bottega, alla vicinanza, a
tutti che tu sei taliano: sì. Con molto onore."
Quelle parole di mia nonna, mi accorgo oggi, si sono scolpite in
me come un tatuaggio. Essere discendenti di italiani mi onora tanto, così
come essere onesto, essere
giudicato come un buon figlio, un buon
marito e un buon
padre. Portare in me sangue italiano è un privilegio che avrò
per sempre. Dentro il mio cuore, Brasile e Italia occupano lo stesso
spazio, ricevono lo stesso amore.
Gli italiani che si sono sparsi per tanti paesi, certamente hanno
ingrandito questi luoghi con la loro predisposizione per il lavoro,
l'allegria, le loro tradizioni e, soprattutto con la loro fede. Ogni
nucleo d'italiani che è partito cercando una nuova vita ha portato con
sè tutti i sogni, gli apprendimenti, le culture e i costumi. Integrare
queste comunità sarebbe formare di nuovo una grande famiglia, mettere
insieme un grande rompicapo che la necessità ha frammentato. Ogni pezzo
di questo mosaico porta con sè informazioni di valore incommensurabile
e sà che il suo confine combacerà perfettamente con quello che il
destino ha messo cosi lontano. Integrarle sarebbe scoprire, per esempio,
quale tipo di danze ognuno di loro ha portato. La tarantella, inventata
per espellere quanto prima il veleno della tarantola? O la manfrina, in
cui la coppia simula di litigare per dopo rappacificarsi? Che musiche
cantavano per sanare la malinconia? L'allegria di “Qui comando io” o
la tristeza de “La tradotta”? Una cosa non si può immaginare: il
cambiamento di ricette. Centinaie di meraviglie con cui l’arte
culinaria italiana ha regalato al mondo i
segreti da lei scoperti.
Integrare le comunità italiane è, subito, scoprire un'individuo col
mio stesso cognome e che assomiglia
tantissimo a un mio cugino. È conoscere alcuno che sà che Michelangelo
ha dipinto i nove affreschi della genesi sul soffitto e il Giudizio
universale dietro l'altare della Capella Sistina. Che Fillippo
Bruneleschi ha progettato e costruito la meravigliosa cupola della
chiesa di Santa Maria del Fiore, a Firenze, senza l'uso di sostegno o
che, come me, ammira l'opera di Gianlorenzo Bernini che ha diffuso
lavori geniali per tutta Roma.
Soltanto uno con cuore italiano sà che l'Italia, per noi, è come un
gigantesco albero. Anche se le sue foglie hanno volato lontano, portate
da venti che a volte le hanno guidate a destini impensati, in fondo
all’anima sappiamo dove sono le radici robuste e il tronco poderoso
che le hanno originate. Credo che, integrare il popolo italiano sparso
nel mondo è, fondamentalmente, non fargli dimenticare mai la sua culla.
Che i veri italiani sentano sempre l’aure dolci del suolo natal, frase
che l'imortale Giuseppe Verdi ha scritto sulla splendida musica di Va
Pensiero.
Integrarsi è formare un intero e condividere. È pensare che
saremo immortali se passeremo ai posteri quello che abbiamo avuto la
felicità di ricevere. Questa è la migliore maniera di non lasciare
sparire l'essenza e la purezza di un popolo che è nato in un paese che
è una dichiarazione d'amore della natura, un capolavoro del Creatore:
L'Italia indimenticabile.
Oggi siamo cresciuti. Abbiamo creato le nostre famiglie. La mia cara
nonna se ne è andata e ha portato via il pezzetto più bello d'Italia
che ho avuto accanto a me.
Nonna, sarai eterna nelle nostre vite come eterno sarà il nostro
ricordo per l'Italia.
...Dall'Italia noi siamo partiti,
siam partiti col nostro onore,
trentasei giorni di macchina e vapore,
e in America noi siamo arrivà...Merica, Merica, Merica...
Grazie, nonna !
Grazie, Italia!
|