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Mi hai chiamato,Signore,
ora
sono nel cuore tuo;
non
sono un buon invitato:
non ho
nulla da offrire
Nel
mio cesto puoi trovare solo
dolore, fatica, sudore
troppi
giudizi, poca comprensione,
tanta
fretta, delusione,
impazienza, egoismo,
e pure un po’
vanità.
Che
pranzo puoi preparare
con
i frutti della vita mia
non
erano queste le cose che dovevo seminare.
Mi
hai detto “non ti preoccupare,
Il cuoco sono io,
il cuoco sono io!
La bravura sta nel
cucinare con ciò che si ha.
Hai impastato i miei
sorrisi
con il tempo dedicato agli
altri ed te
e quel po’ di pazienza,
speranza,
e saggezza che ti ho
portato
è diventato un ottimo
contorno:
l’unità l’hai mescolata con
la carità e l’amore
ed hai infornato il tuo
soufflè.
Sulla tavola ora
è imbandita la cena tua:
c’è il pane, il vino
e la pietanza che hai
preparato.
Hai condito il mio dolore,
il pentimento, lo sbaglio,
l’errore.
Prima di salutarmi mi hai
parlato:
“ Ora Vai per il mondo,
semina
gioia,
raccogli amore
cura i
germogli,
regala
i tuoi semi,
insegna al mondo cosa coltivare
e la
prossima volta mangeremo di più.”
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